CANNABIS
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COS'E'

La Cannabis Sativa Linneus conosciuta in botanica è distinguibile in diverse varietà, tra cui Cannabis Sativa e Indica. E' una pianta annuale e dioica (esistono sia piante maschili che femminili) che appartiene alla famiglia delle Cannabinacee. La Cannabis cresce bene nelle zone sub tropicali; Africa del nord, Asia sud orientale, Medio Oriente, America Latina, Giamaica, Hawai, California sono tra i maggiori produttori al mondo.
Nella canapa esistono diversi principi attivi o cannabinoidi, la cui concentrazione è maggiore nella resina delle infiorescenze femminili. I principi attivi individuati sono: Cannabigerolo, Cannabicromene (leggermente psicoattivo), Cannabidiolo e Tetraidrocannabinolo (psicoattivo). Gli effetti psicoattivi prodotti possono variare in base alla concentrazione dei vari principi attivi ed alle loro sinergie. Il principio attivo principale, più collegato agli effetti psicoattivi ricercati, è il Delta-nove-tetraidrocannabinolo (THC).
In ambito agricolo è consentita la coltivazione di piante di cannabis a basso contenuto di THC (inferiore allo 0,5%).
La canapa è una pianta utilizzabile in tutte le sue parti e per questo estremamente versatile(sativa significa appunto "utile"). I semi di canapa hanno un altissimo valore proteico e sono quindi molto nutrienti. Dai semi si possono ottenere olii (da usare in cucina, nei massaggi e nella cura del corpo, per le vernici, per la lubrificazione di motori e per combustibili), saponi e tinte di vario tipo.
Il fusto è molto robusto ed è ottimo per ricavarne cordame e tessuti molto resistenti, tutt'oggi viene usato nella moda e nell'alta moda anche da famosi stilisti (Missoni).
Dalla polpa della canapa si può ottenere in proporzione più cellulosa che dagli alberi e quindi è possibile produrre maggiori quantità di carta, realizzare materiale plastico e pannelli resistenti, con il vantaggio che i prodotti così ottenuti sono biodegradabili.
La canapa si propone anche come valido sostituto del petrolio, per la produzione di un carburante vegetale, quindi più ecologico.
L'uso di canapa è proprio anche di alcune pratiche magico/religiose e rituali, mentre l'uso più noto e controverso rimane quello ricreativo, diretto a coglierne gli effetti psicoattivi.
Dalle piante di canapa (femmina) si possono ottenere: marijuana (foglie e fiori), hashish (resina) e olio di hashish. Simili prodotti possono essere fumati o utilizzati per preparare cibi e bevande dagli effetti psicoattivi. Nella pianta di cannabis, il contenuto di THC dipende da molti fattori (ad esempio il clima, il luogo e le tecniche di coltivazione). I cannabinoidi, inoltre, sono soggetti ad ossidazione.
Il contenuto di THC, è generalmente superiore per l'hashish che per la marijuana. La marijuana presente sui mercati europei contiene in media dal 3 al 5% di THC, l'hashish tra il 7 e il 14%, ma entrambi, in base alla tecnica con cui sono lavorati ed alle altre sostanze con cui vengono mescolati (tagliati) prima della vendita, possono avere concentrazioni di THC maggiori o inferiori. L'olio di hashish contiene dal 20 al 50% di THC.
La vendita ed il possesso, oltre certe quantità, dei prodotti psicoattivi della cannabis sono illegali, perciò il mercato nero si è impossessato di gran parte di questo commercio.
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STORIA

La cannabis è una pianta che nel corso dei millenni si è propagata in quasi tutti i punti della terra, come origine si presume abbia l'Asia centrale (Cannabis Ruderalis) poi, grazie all'azione dell'uomo si sia spostata a raggiera in varie direzioni.
Si pensa che la pianta fosse usata già in epoca preistorica, ma i primi reperti del suo uso tessile sono databili al 4000 a.C., come rivestimento per vasellami rinvenuti in un villaggio Neolitico della Cina centro-settentrionale.
Oltre agli usi pratici per corde e tele, se ne conosce anche il suo antico uso medico, testimoniato dalla sua presenza nel Nei-Ching un testo della medicina cinese databile tra il 2698 e il 2599 a.C., sempre in questo periodo la cannabis penetrò in India dall'Asia centrale seguendo le incursioni di alcune popolazioni nomadi. In queste terre fu sfruttato il suo potenziale inebriante per scopi religiosi e divinatori, considerata come cibo prediletto del dio Shiva (prese il nome di Bhang).
Gli antichi Romani, già conoscitori di alcune proprietà mediche, ne apprezzavano anche i tessuti e le robuste vele ricavate dal fusto della pianta, se ne ha la prova da alcuni scavi effettuati in Francia e in Gran Bretagna; anche i popoli del nord ne conobbero gli utilizzi, uno tra tutti i Vichinghi e pare che siano stati proprio loro a portarla in Islanda nel XIII secolo.
Facendo un salto temporale di seicento anni arriviamo all'800, epoca in cui si intensificarono gli studi sugli effetti della cannabis, facilitati dalla spedizione in Egitto dell'esercito di Napoleone, che riportò in Europa l'interesse per questa pianta.
Sempre nel 1800 Gautier fondò a Parigi il "Club degli Hashishin", questa è l'epoca dei "poeti maledetti" infatti, tra i membri di questo club spicca il nome di Charles Baudelaire autore del libro "Poema dell'hashish".
Per tutto il XIX secolo ricercatori come Giovanni Polli e Carlo Erba continuarono a studiare la cannabis che la medicina considerò fino al 1900 come un farmaco analgesico, antispasmodico e antidepressivo.
Contemporaneamente con la produzione industriale in continuo aumento, la canapa viene utilizzata per fabbricare tinture ed altri composti, che però con il passare dei decenni cederanno il posto a nuovi preparati sintetici. Stessa sorte toccherà alla fibra tessile che, con l'evolversi della tecnologia e l'avvento delle fibre ricavate dal petrolio (nylon), vedrà sempre più diminuire i propri utilizzi e la propria fetta di mercato.
Nel 1937 Henry Ford produsse la prima vettura interamente composta di canapa e alimentata da carburante estratto dalla pianta medesima, e nello stesso periodo vengono promulgate le prime leggi atte a regolamentarne l'uso: eclatante fu la campagna condotta negli USA (anni '30) da H. Aslinger direttore della Federal Bureau of Narcotics, che denunciò al Congresso del '37 la Marijuana "istiga alla violenza più di qualsiasi altra droga mai conosciuta dall'uomo".
H.Aslinger, sfruttando l'odio razziale verso i neri e gli ispanici (tra i maggiori assuntori) volle colpire la diffusione della cannabis, ma anche i ceti politicamente scomodi: non dimentichiamoci che in quel periodo era in atto la rivoluzione in Messico e i soldati di Pancho Villa erano noti assuntori di cannabis (basti pensare alla canzone rivoluzionaria messicana "La cucaracha").
L'Italia risultava, sin dai primi del '900, la seconda produttrice mondiale di canapa da fibra (il primato andava alla Russia).
La grande crisi economica del '29 e l'economia mondiale influenzarono pesantemente la produzione nazionale, che non seppe rinnovarsi al termine della seconda Guerra Mondiale e andò riducendosi di anno in anno. Quando nel '58 la pianura padana rinunciò alla produzione si diede inizio al declino definitivo di questa coltura.
Questa situazione di totale disinteresse commerciale per la pianta di cannabis si protrasse sino agli anni '70, quando la Comunità Europea stanziò dei fondi per recuperarne la produzione e reinserirla nelle terre di provenienza, non senza le difficoltà provocate dalle sue molteplici "identità".
In Italia, il primo provvedimento repressivo nei confronti della cannabis "indica" risale alla legge n°396 del 1923, a cura di Mussolini ed Oviglio.
Nel nostro paese l'uso e il possesso di cannabis sono disciplinate dalla Legge 309 del 1990.
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EFFETTI E RISCHI

La categoria "cannabis e derivati" comprende una gamma di sostanze differenti tra loro per percentuale e prevalenza di un principio attivo rispetto agli altri. Nella cannabis sono presenti circa 60 principi attivi tra cui il THC (delta-nove-tetraidrocannabinolo o delta-otto-tetraidrocannabinolo) ed il CBD (cannabidiolo). Queste differenze, oltre alle diverse modalitá di assunzione influiscono sugli effetti e sui rischi.

EFFETTI FISICI E PSICOATTIVI

I cannabinoidi possono essere assunti tramite il fumo, l'ingestione o la vaporizzazione.
Se fumati gli effetti si presentano quasi immediatamente, il picco arriva dopo circa 15 minuti, la discesa inizia gradualmente dopo un'ora e gli effetti svaniscono completamente dopo 3-5 ore. Se ingeriti (attraverso preparati "cucinati") l'assorbimento è piú lento, gli effetti si presentano dopo 30-60 minuti, il picco si raggiunge dopo 2-3 ore e gli effetti svaniscono dopo circa 5 ore.
La vaporizzazione è un metodo poco conosciuto che permette di liberare i principi attivi, grazie ad alte temperature, senza arrivare alla combustione che libera sostanze tossiche attraverso il fumo.
Il THC penetra nelle membrane che rivestono le cellule, passa nel sangue ed in pochi minuti arriva al cervello. Qui si "lega" con alcuni recettori (ogni sostanza che immettiamo nel nostro corpo si "lega" ai suoi recettori ed è per questo che se ne possono sentire gli effetti) che sono presenti nel nostro organismo ed in tutti i vertebrati. Altre funzioni specifiche di questi recettori non sono ancora state individuate.
I principi attivi della cannabis vengono eliminati dall'organismo molto lentamente, possono infatti permanervi fino a 36 giorni dopo l'ultima assunzione.
Fisicamente provoca: un aumento della frequenza cardiaca (il cuore batte un pó piú forte), arrossamento delle congiuntive (occhi rossi), secchezza delle fauci. Può anche provocare sonnolenza, nausea e vomito.
Uno degli effetti piú tipici è il senso di "fame" (fame chimica), la causa è nel fatto che la cannabis va a stimolare i meccanismi alla base del piacere e dell'appetito. Il tuo corpo, quindi, non ha bisogno di mangiare, semplicemente prova piacere nel farlo.
La cannabis provoca un senso di euforia che può causare un'improvvisa loquacità (si tende a parlare di piú), benessere, eccitazione ed entusiasmo, che possono alternarsi a momenti di rilassamento e a volte di depressione. Si abbassa la soglia di reazione agli stimoli, ad esempio basta pochissimo per provocare risate incontrollabili, il flusso di pensieri è piú libero e rapido del solito, a volte incontrollabile anch'esso.
La cannabis è un allucinogeno, può dare quindi anche distorsioni visive o uditive (bagliori di luce, sagome colorate, suoni percepiti in modo piú accentuato o distorti). Anche la percezione del tempo e dello spazio si altera.

EFFETTI TERAPEUTICI

Nel descrivere gli effetti della cannabis non ci si può sottrarre dal trattare, anche brevemente, le possibilità di cura offerte da questa pianta. Attraverso numerose sperimentazioni è stato possibile superare l'atteggiamento di condanna totale della pianta a causa dell'uso ricreativo che ne viene fatto, sostituendolo con un approccio più razionale che, assieme ai rischi, ne prende in considerazione le proprietà, anche all'interno della medicina moderna. I suoi principi attivi sono considerati efficaci per ridurre la pressione oculare nei casi di glaucoma (malattia cronica del nervo ottico); per ridurre gli spasmi muscolari in caso di lesione della spina dorsale; nei casi di sclerosi multipla per il suo effetto miorilassante (allenta la tensione muscolare) e per trattare l'epilessia, ma anche nel trattamento dell'AIDS e di alcuni tipi di tumore dove la cannabis contrasta la mancanza d'appettito, il deperimento organico e i sintomi (malessere e nausea) causati da radioterapia e chemioterapia.
Per quest'ultimo utilizzo già dal 1985 negli USA viene usato un farmaco: il Marinol (THC di sintesi), anche se, come già detto in precedenza, gli effetti (compresi quelli terapeutici) di questa pianta sono legati al complesso equilibrio dei differenti principi attivi. L'isolamento del solo THC, così come avviene per il Marinol, porta con sé una serie di effetti collaterali: in particolar modo ansia, ma anche ipertensione e tachicardia, che in natura sarebbero "mitigati" dagli altri componenti della pianta (CBD etc.).
In alcuni Paesi, per ovviare a questo problema si stanno sperimentando protocolli di utilizzo della pianta stessa. Ad esempio in Olanda dal settembre 2003 sono in commercio confezioni di cannabis (con percentuale di principio attivo standard, coltivata e confezionata in ambiente sterile) acquistabili in farmacia, previa prescrizione medica.
Naturalmente le modalità d'assunzione devono evitare i danni causati dal fumo ai polmoni, privilegiando metodi quali l'ingestione o la vaporizzazione.

RISCHI

Fumando cannabis, uno dei rischi principali è quello causato dall'effetto negativo che il fumo ha sui polmoni e sui bronchi. Una canna equivale a circa 5 sigarette per l'impatto che ha nel nostro corpo e puó dare (come il tabacco) problemi respiratori quali enfisema, e tumori.
Rispetto al fatto che la cannabis dia dipendenza fisica (necessitá del corpo di assumere una sostanza per funzionare normalmente pena la crisi d'astinenza) o tolleranza (necessitá di aumentare le dosi per sentire gli stessi effetti), esiste un dibattito scientifico, ma le ricerche finora svolte sulle scimmie e sui ratti, non dimostrano nulla per quanto riguarda questi fenomeni nell'uomo.
Anche per la cannabis possono esservi situazioni di abuso ed uso problematico (dipendenza psicologica), ma i fattori che portano a questo sono soggettivi e legati ai vissuti, alle esperienze, ed alle problematiche delle persone.
Come per tutte le sostanze il set (stato d'animo, carattere, esperienze passate di chi le assume) ed il setting (posto in cui si è, persone presenti nel momento) influiscono sugli effetti e quindi sui rischi. La cannabis come gli altri allucinogeni, anche se in misura minore, esalta quella che è la personalitá dell'individuo e le sensazioni che si provano nel momento in cui la si assume, ad esempio fumare in concomitanza di episodi spiacevoli o di stati d'animo negativi non fa che accentuare queste sensazioni. Se sei una persona introversa la cannabis amplificherá questa caratteristica.
In alcuni casi le sensazioni negative che sono provocate dall'uso di cannabis (ansia, paranoie) possono portare fino a veri e propri vissuti di panico e paranoidi, nei confronti dell'ambiente e delle persone presenti; allucinazioni e stati di confusione mentale. Normalmente queste sensazioni passano col finire degli effetti.
Raramente, possono verificarsi situazioni di depressione acuta, anch'esse, peró, passeggere.
Un altro rischio cui si incorre è l'improvviso abbassamento della pressione sanguigna, situazione che puó causare svenimenti, vomito ed altre sensazioni negative. Lo stesso genere di sensazioni puó affiorare con l'uso contemporaneo di grosse quantitá di cannabis e alcolici.
L'uso di cannabis, come di tutte le altre sostanze psicoattive, puó slatentizzare (far emergere) difficoltá psicologiche e psichiatriche giá esistenti nell'individuo come depressioni, fobie, schizofrenie e psicosi.
A livello biologico esistono diverse ricerche sui danni cerebrali causati dalla cannabis ma per ora, i risultati dimostrano che le difficoltá mnemoniche (perdita di memoria a breve termine) e l'incapacitá di svolgere alcune pratiche quotidiane (studio) sono legate alla dose ed alla durata degli effetti, cioè si dimostrano reversibili dopo un prolungato periodo di astinenza.
Sicuramente l'uso di cannabis incide negativamente sulla capacitá di attenzione, il controllo motorio ed i tempi di reazione. Per questo è sconsigliabile mettersi alla guida dopo aver fumato o mangiato cannabis. Questi rischi sono detti dose-related (in relazione alla dose): cioè aumentano con l'aumentare dei dosaggi.

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TUTELATI, RIDUCI IL RISKIO

- Evita di assumere cannabis se non ti senti bene, mentalmente o fisicamente.
- Se decidi di assumere cannabis, privilegia le modalità di assunzione meno rischiose per il tuo corpo.
- Trattenere a lungo il fumo nei polmoni fa aumentare a dismisura il rischio di tumore ed enfisema polmonare.
- Se hai problemi all'apparato respiratorio (enfisema, asma etc), evita di fumarla. L'impatto sui polmoni può essere anche più pesante di quello delle normali sigarette.
- Se sei sotto effetto di cannabis, evita di compiere azioni che richiedono concentrazione ed attenzione come ad esempio: guidare, studiare, manovrare macchinari particolari ecc.
- Se hai problemi di cuore, l'uso di cannabis può risultare problematico. Meglio consultare il proprio medico.
- Evita di associare cannabis con altre sostanze: mixarla con alcol può causare sensazioni spiacevoli: nausea e vomito (si eliminano gli effetti piacevoli ed aumentano esponenzialmente i rischi); mixarla con allucinogeni aumenta il rischio di bad trip.
- Dato che non è possibile sapere a priori cosa è contenuto nell'hashish o nella marijuana in commercio, okkio. A volte l'hashish è tagliato con materiali plastici (mastice, ecc) molto dannosi e la marijuana è essiccata con prodotti quali l'ammoniaca. Se l'odore ed il sapore sono insoliti o "stranamente chimici" o se senti reazioni fisiche particolari, fermati e non continuare ad assumere.
- Se decidi di mangiare cannabis fallo solo attraverso preparati cucinati (soprattutto se si tratta di hashish), la cottura fa sì che, almeno in parte, il materiale sia "sterilizzato".
- Mangiando preparati a base di cannabis, la salita è molto più lenta. Se non senti nessun effetto aspetta almeno tre ore prima di assumerne ancora.
- Considera che gli effetti della cannabis, se ingerita, durano molto più a lungo, assicurati di aver a disposizione il tempo necessario per l'esperienza.
- Se dopo aver assunto cannabis avverti capogiri, stanchezza e abbassamenti di pressione, cerca di mangiare alimenti zuccherini ma non pesanti (frutta, biscotti, o caramelle) e di bere succhi di frutta, tè o semplice acqua. Gli alimenti e bevande che contengono vitamina C sono molto efficaci nel contrastare gli effetti spiacevoli.
- Se un tuo amico sviene o si sente male stai tranquillo, rassicuralo e prova a fargli bere o mangiare qualcosa (vedi sopra). Se non si riprende non esitare a chiedere aiuto o a rivolgerti al 118.
- Se dopo aver fumato o mangiato cannabis avverti ansia, paranoie o pensieri negativi, cerca di rilassarti, non opporre resistenza. Le sensazioni negative passeranno con lo svanire degli effetti. Parlarne con un amico presente, potrà aiutarti a superare questo momento.
- Se gli squilibri psicologici (ansia, paranoie, deliri) continuano dopo il finire degli effetti, consulta un medico. Egli saprà darti delucidazioni e consigli sul tuo stato di salute.

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COSA DICE LA LEGGE


La normativa vigente vieta l'uso di sostanze stupefacenti differenziando
le situazioni di uso personale e di cessione a terzi/spaccio con articoli diversi.

L'art. 187 del Codice della Strada regola la Guida sotto l'influenza di
sostanze stupefacenti:
È vietato guidare in condizioni di alterazione fisica o psichica correlata con
l'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope. Gli organi di Polizia Stradale
possono effettuare accertamenti preliminari non invasivi o prove, anche
attraverso apparecchi portatili su tutti i conducenti, allo scopo di accertare
l'eventuale uso di sostanze stupefacenti. Se gli accertamenti preliminari
risultano positivi o se gli agenti hanno motivo di ritenere che il conducente
si trovi in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti,
possono accompagnarlo presso strutture sanitarie, fisse o mobili, per far
sì che un medico li sottoponga ad esami successivi (prelievi di sangue o
urine) per accertare la presenza di sostanze stupefacenti. All'accertamento
della guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti, ove non costituisca
reato più grave, il Tribunale irroga le seguenti sanzioni: arresto fino ad 1
mese ed ammenda da 258 a 1032 euro; con l'eventuale sanzione
amministrativa accessoria di sospensione della patente da 15 gg. a 3 mesi.
In caso di rifiuto a sottoporsi agli esami (sia di screening che ospedalieri)
il conducente viene considerato come fosse positivo, quindi sottoposto alle
medesime sanzioni. La guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti o
il rifiuto di sottoporsi agli esami comportano una sottrazione di 10 punti
dalla patente del conducente e l'eventuale sanzione amministrativa accessoria.
Per chi consegue la patente dopo il 1° Ottobre 2003 (esclusi quanti siano
già titolari di altra abilitazione alla guida di categoria B o superiore) i
punteggi saranno decurtati in maniera doppia per i primi 3 anni dal rilascio
della patente.

ART. 75
Il possesso di sostanze stupefacenti per uso personale è configurato nell'art.
75 del D.P.R. 309/90.
Essere fermati dagli organi di Polizia Giudiziaria con dello stupefacente
costituisce un illecito amministrativo (non quindi un reato, di competenza
della Procura della Repubblica e che va a "segnare" la fedina penale della
persona), che comporta delle sanzioni. La natura delle sanzioni è afflittiva
e va ad intaccare l'autonomia personale e lavorativa della persona con la
sospensione dei documenti del singolo per un periodo di tempo (validità
per l'espatrio della carta d'identità, patente di guida, passaporto, porto
d'armi). La durata della sospensione dipende dalla natura degli stupefacenti
sequestrati (per i cannabinoidi da 1 a 3 mesi, per tutte le altre sostanze,
dagli oppiacei alle metamfetamine, da 2 a 4 mesi) e dal numero di violazioni
nel quale si è incorsi.
Quando una persona viene fermata gli organi di Polizia Giudiziaria operanti
effettuano una perquisizione ai sensi dell'art.103 del D.P.R. sopra citato.
Contrariamente a quanto si crede, gli agenti hanno facoltà di operare la
perquisizione (personale, veicolare, domiciliare) in qualsiasi momento lo
ritengano opportuno anche senza il mandato, proprio per assicurare la
tempestività dell'azione, che verrà comunque convalidata dall'Autorità
Giudiziaria competente.
Al momento del fermo verranno redatti dei verbali (ispezione e controllo,
contestazione, scheda notizie della persona fermata) che il segnalato dovrà
leggere, firmare e ricevere in copia, tranne che per la scheda notizie. È
importante rendersi conto di quanto si sta sottoscrivendo perché il verbale
"fotografa" la situazione. Se ci sono elementi che la persona fermata non
condivide, ha diritto di non firmare e di prenderne comunque copia, per
fare eventualmente un ricorso entro trenta giorni dalla data del fermo. Il
ricorso va indirizzato al Prefetto del luogo dove si è stati sorpresi con dello
stupefacente; lo stesso Prefetto è competente ad irrogare le sanzioni di cui
prima si accennava tramite il N.O.T. (Nucleo Operativo Tossicidipedenze).
Tutto l'incartamento riguardante la persona fermata viene trasmesso da
chi ha effettuato la segnalazione al N.O.T. che provvederà, tramite
raccomandata A.R. indirizzata al segnalato (se maggiorenne) oppure a
questi ed ai suoi genitori (se minore), a convocarlo per un colloquio in
Prefettura. Tale incontro servirà a chiarire il motivo che ha determinato la
scelta di acquistare dello stupefacente, andando a toccare in breve vari
aspetti della vita della persona convocata per determinare l'esito dell'incontro.

ART 121
Se nel corso del colloquio non viene ritenuto opportuno applicare le sanzioni
prima illustrate o avviare la persona ad un programma terapeutico, un iter
socio-riabilitativo da effettuare al Ser.T., Servizio pubblico per le
Tossicodipendenze competente per territorio, la persona viene invitata
formalmente a non fare più uso di stupefacenti (il cosiddetto ammonimento)
e viene segnalata ai sensi dell'art. 121 al SER.T. (il servizio prima ricordato).
La persona incorre nello stesso art. 121 se viene fermata appena dopo aver
consumato sostanze che però non divengono oggetto di sequestro, se
rende dichiarazioni in tal senso a chi ha operato il controllo di Polizia, o se
incorre in un episodio di overdose.

ART 73
Rientra in questa fattispecie chiunque venda degli stupefacenti o ne ceda
gratuitamente a terzi, incorrendo in tal modo in un reato, punibile con una
condanna penale. Le affermazioni rese a chi controlla possono dare adito
ad una accusa di spaccio, nel caso si indichi nella persona con la quale si
viene fermati colui che ha fornito materialmente lo stupefacente.
In questo caso il fornitore risulta lo spacciatore e l'altro viene segnalato per
uso personale. Per essere accusati di spaccio possono tuttavia intervenire
altri fattori, quali il possesso di somme di denaro non giustificabili, di un
bilancino di precisione, o di uno stupefacente suddiviso in dosi.

UFFICIO N.O.T.
L'art. 75 comma 6 del D.P.R. 390/90 prevede la costituzione di Nuclei
Operativi Tossicodipendenze (N.O.T.) che svolgono l'attività colloquiale,
con la finalità di indirizzare il più possibile verso attività di recupero. Si cerca
di comprendere le ragioni che sottendono l'uso di stupefacenti, nel tentativo
di individuare le strategie utili a prevenire ulteriori violazioni. Il colloquio
diviene pertanto contestualmente un'occasione informativa sulla norma
giuridica e circostanza tesa all'attivazione di capacità critiche ed
autoresponsabilizzanti. L'ufficio ricopre così un ruolo di osservatorio
privilegiato perché primo momento di contatto con l'utenza rispetto ai
servizi sul territorio ai quali, tramite il lavoro di rete, ci si rapporta segnalando
le situazioni più critiche rilevate. Pertanto il colloquio al N.O.T. costituisce
una fase delicata del processo di avvicinamento al ragazzo e alle sue
problematiche. Il N.O.T. viene costituito nella Prefettura (ora denominata
Ufficio Territoriale del Governo) di Reggio Emilia nel Febbraio1993, si avvale
di un assistente sociale coordinatore, di due coadiutori amm.vi contabili
a tempo parziale. Oltre all'attività colloquiale, vengono redatte statistiche
annuali di natura sociale, si lavora in collaborazione con i servizi del territorio,
il Privato Sociale, le associazioni istituzionali e di volontariato, le Forze
dell'Ordine.
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Quando si usano sostanze psicoattive, anche se naturali,
è molto importante sapere cosa si sta facendo.
Non assumere mai alcuna sostanza se non stai bene
mentalmente o fisicamente.
Ogni individuo reagisce diversamente: conosci te stesso,
il tuo corpo, le tue risorse.

 

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